“Non fare giungere alla lingua i pensieri che hai in testa,
e bada di non mettere in atto quelli più squilibrati.
sii familiare con gli altri ma senza cadere nella volgarità.
gli amici di provata fiducia tienili attaccati alla tua anima
con vincoli d’acciaio, ma non sciuparti la mano a furia di stringerla
a ogni compagno implume che incontri.
Evita le liti, ma se ti capita di esservi coinvolto,
fa in modo che sia il tuo avversario a preoccuparsi di te
offri il tuo orecchio a tutti, ma a pochi la tua voce.
ascolta il parere degli altri ma il tuo non esprimerlo con troppa facilità.
Indossa abiti che abbiano un prezzo adeguato alla tua borsa,
ma non stravaganti; abiti ricchi ma di sobria eleganza.
perchè molto spesso il vestito rivela l’uomo.
In Francia sappilo le persone di un certo rango stanno molto attente a questo genere di cose.
Non prestare soldi e non fare debiti,perchè ciò che si da in prestito
spesso si perde assieme all’amico e i debiti fanno smarrire il senso della parsimonia.
E soprattutto sii sincero con te stesso,e,come la notte segue il giorno,
ne seguirà che non potrai essere falso con nessuno.
Addio.
La mia benedizione faccia maturare in te questi consigli.”
APPUNTI PER LA RIVOLUZIONE
una co-produzione della Compagnia Via e Radio Sherwood
“Appunti per la rivoluzione? vuole essere l’incontro del teatro di narrazione più classico e la stand-up comedy americana. L’esigenza è quella di raccontare gli aspetti più perversi della nostra società: il consumo fine a sé stesso che sostituisce le relazioni personali, la paura del contatto, la paura come unico denominatore comune della nostra società. La forma è quella senza filtri dell’attore davanti al pubblico. Nessuna scenografia, niente trucchi. Solo la forza delle parole che raccontano il presente nella maniera più sincera possibile.
Bisogna saper perdere!
Non sempre si può vincere come vuoi e quando vuoi.
E tre fenomeni adesso non sono più imbattibili.
Mi ha colpito quest’estate vedere la caduta sportiva di 3 Dei che sembravano inavvicinabili: Tiger Woods, Michael Phelps, Usain Bolt
Tiger Woods ha consegnato il trono di numero 1 del golf a Phil Mickelson, dopo 5 anni in cima al ranking e un’ insopportabile sensazione di sazietà.
A Michael Phelps, sono restati indigesti i 200 misti: Ryan Lochte lo batte di oltre un secondo aumentando il peso specifico di quel record del mondo.
Bolt finisce i 100 metri a Stoccolma saturo di acido lattico e secondi: non arrivava secondo dal lontano 2008.
«Non c’ è nulla, in questo momento, di cui io sia contento» ha detto Woods ieri.
«Non posso vincere sempre, il giorno del k.o. doveva arrivare» ha spiegato Bolt senza sapere che faccia fare.
Purtroppo la sconfitta, è un concetto che nel mondo di oggi nemmeno consideriamo.
Persino un re del fairplay come Roger Federer ebbe una caduta di stile lo scorso luglio a Wimbledon («Ho perso perché non stavo bene fisicamente»)
Siamo penosi quando cerchiamo scuse per non accettare la sconfitta.
È la vita, bellezze, è l’occasione di incontrare il trionfo e il disastro e trattare questi due impostori allo stesso modo,
Ma nel Pantheon della mitologia occidentale c’è posto solo per i vincenti.
Non possiamo nemmeno lontanamente contemplare l’ipotesi di una sconfitta.
Bisogna vincere sempre e a tutti i costi.
Bisogna vincere quando siamo in auto in coda: sorpassare tutti in corsia di emergenza in barba a tutti quei coglioni che la coda la fanno.
Bisogna vincere sul lavoro: quando il collega, molto poco elegantemente, dopo averci accoltellato alle spalle si volta e prosegue la sua strada.
Bisogna vincere nei rapporti personali e qui si gioca la carta più delicata della partita perchè lo scontro si trasforma in una battaglia all’ultimo sangue.
Bisogna vincere nello sport e anche in politica.
Non possiamo perdere neanche le elezioni ed infatti, le vincono sempre tutti.
C’è molta più nobiltà nella sconfitta che nella vittoria.
Per questo bisogna imparare a perdere.
Bisogna capire quando è il momento di arrestare la propria ira e ragionare,
trarre un insegnamento dall’esperienza e ammirare il vincitore.
Un uomo dovrebbe riconoscere le sue sconfitte garbatamente così come festeggia le sue vittorie.
È inevitabile perdere di tanto in tanto… il trucco è che non diventi un’abitudine.
Col tempo ho capito che un uomo non impara niente quando vince.
Non ci sono lezioni nella vittoria.
Perdere invece può condurre a grande saggezza.
Il nocciolo della quale poi è … quanto sia molto meglio VINCERE.
“Ora so che, se dovrò di nuovo andare in cerca della felicità,
non la cercherò più in là della mia stessa casa: perché, se non la trovo lì, vuoi dire che non potrò mai trovarla.”
(Dorothy, da IL MERAVIGLIOSO MAGO DI OZ)
La piccola Dorothy in cerca del suo cane Toto, durante un uragano viene trasportata da un uragano “al di là dell’arcobaleno?,
nel fantastico paese di Oz, da lei sognato,
dove incontra uno spaventapasseri che non ha cervello,
(“Io non possiedo il cervello: solo paglia” – “Come fai a parlare se non hai il cervello?” – “Non lo so. Ma molta gente senza cervello ne fa tante di chiacchiere”)
un uomo di latta che non ha cuore
(“Ora sono sicuro di avere un cuore… perché mi si sta spezzando”)
un leone che non ha coraggio
(“Guarda che borse che ho sotto gli occhi, sono settimane che non dormo” – “Perché non provi una volta a contare le pecore?” – Sì, ci ho provato ma è inutile… ho paura anche di loro”)
… e un mago che non è quello che sembra.
Per oltre cent’anni questa storia ha reso un fedele servizio a tutti i Giovani di Cuore;
e il Tempo non è riuscito a far sfiorire la sua garbata filosofia.
A tutti coloro che continuano ad amarla ,
e ai Giovani di Cuore dedico questa giornata…
Volete un consiglio per la vostra estate e per le vostre “vacanze”? Annoiatevi.
Annoiarsi è molto più difficile che provare a divertirsi,
perchè bisogna saper resistere alla fretta,
alla voglia di fare necessariamente qualcosa,
agli amici che ti chiedono di uscire, alla sensazione che stai sprecando il tuo tempo.
Il divertimento forzato è roba da carcerati del tempo, anzi da ergastolani.
Per questo ho sempre odiato Capodanno, Carnevale e più che mai Ferragosto.
Forse perchè come Bruno Martino (e soprattutto Mina nel 1977) ODIO L’ESTATE.
Stessi aperitivi e stesse frasi “che si fa adesso?”, “dove andiamo a ballare?”.
Il divertimento continuo e obbligatorio, si sa poi crea dei disastri.
Più posti, più km, più forte, più alcool, più rischi e meno scrupoli.
E tutto quel che mi offrono per divertirmi OBBLIGATORIAMENTE.
La mia medicina di quest’estate sarà la NOIA.
L’odore delle mani dopo aver fatto benzina, l’acqua quando hai sete,
arrivare a casa e togliersi le scarpe,
un gran caffè appena sveglio,
un spaghetto alle due di notte,
il silenzio di chi non vuol dire,
il silenzio di due che non hanno bisogno di parlare,
addormentarsi sul divano,
il venticello di quando apri due finestre,
mangiare la cioccolata dopo essere salito sulla bilancia,
gridare quando sei incazzato,
la pioggia chiuso dentro casa,
saltare una pozzanghera,
la malinconia soddisfatta di quando finisci di leggere un libro che ti ha cambiato,
piangere dal ridere…
piangere, ridere…
rimetterti le All-Star come quando eri bambino,
il bisogno intrinseco di scappare,
tornare dopo un lungo viaggio,
la paura di perdere tutto,
la paura di avere troppo…